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I
Francesi di Carlo D'Angiò nel 1265 avevano conquistato il Regno di Sicilia; nel
1268, alla discesa di Corradino, vi fu una sommossa e molte Università non
pagarono il focatico. L'Università di Serra pagò una salata multa di 8 once e
mezzo per aver occultato 34 fuochi, mentre l'Università di Salsa aveva occultato
39 fuochi ed aveva pagato una multa di 9 once e 22 carlini e mezzo.
Il
barone di Serra, Eliseo de Serra, che aveva abbracciato il partito angioino, nel
1269 fu nominato commissario per la riscossione dei tributi arretrati in tutta
la Provincia di Principato e Terra Beneventana (Irpinia-Sannio-Cilento).
Buona parte dei feudi tenuti una volta dai baroni di sangue normanno-svevo
furono donati ai militi francesi, mentre il signore della Baronia di Serra, la
quale comprendeva da antico tempo il Castello di Serra con i casali di
Manocalzati e Pratola e il feudo di Salsa, nell'anno 1270 fu anche custode dei
passi e delle vie da Monterò ad Avelline, da Cimitile a Monteforte ed Atripalda.
La formazione della squadra di fanteria addetta alla vigilanza, al cui comando
era Eliseo de Serra, era di 68 armati distribuiti fra varie località.
L'Università di Serra e i suoi feudatari nel 1271 furono sottoposti da parte di
Carlo D'Angiò ad una inchiesta riguardante il possesso della foresta di
Corigliano. Da essa si apprende che anche i signori di Serra Raone, suo figlio
Ugone, ecc., e i signori di Candida, Montefalcione, e così via, "nella pace e
nella quiete" si servivano dei pascoli e della legna, fìno a quando nel 1246 la
foresta non fu dichiarata demanio reale da Federico II.
Da
una indagine del 1274 sull'Università di Serra fatta dal giustiziere della
Provincia di Principato, risultò che questa, per mezzo del sindaco Crispino,
aveva pagato 8 once e 15 carlini al tempo della sommossa scoppiata alla discesa
di Corradino.
In
questo periodo Castel di Serra risulterà nei cedolari delle imposte come "Serra
cum Salsa".
Intanto nel 1289, Pietro
de Serra, barone di Serra, figlio del defunto Eliseo, fu invitato a prestare il
servizio militare in Calabria, insieme ad altri baroni, contro l'esercito
siciliano guidato da Giacomo d'Aragona, ribelle agli angioini nella guerra del
Vespro.
Ad
Andreotto de Serra, figlio di Pietro de Serra, nel 1336 fu inviato un
provvedimento di investitura del Castello di Serra con i suoi casali di Salsa,
Manocalzati e Pratola in Principato Ultra dietro il pagamento deìl'adoha di una
oncia ("Ab Andriotto de Serrae cum casalibus Salsae, Manicalzati et Pratolae in
P.U. de antiquo feudo sub adoh. une.
I”).
Dalla campagna di guerra in Sicilia Andreotto non fece più ritorno (1338) e la
stessa sorte toccò al fratello Giovanni.
Roberto d'Angiò, rè di Napoli, nel 1339 concesse i suddetti feudi a Giovanni
Grillo di Salerno, professore di diritto civile, viceprotonotario del Regno di
Sicilia.
Alla morte di quest'ultimo (1346), i feudi del Castello di Serra furono
ereditati da Roberto e Lodovico Grillo, come si apprende da una trascrizione di
un privilegio della regina Giovanna dato in Napoli il 4 maggio 1346. Alla
scomparsa di Riccardo Grillo, fratello dei precedenti, il Castello di Serra e i
feudi di Salsa, Manocalzati e Pratola furono ereditati da un consanguineo,
Cristofaro Grillo (1377), e da questi nel 1400 passarono a Costanza Grillo, la
quale sposò il cavaliere napoletano Antonio Poderico, che morì prematuramente
lasciando come erede Rinaldo.
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