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il periodo napoleonico

 

 

        V I D E O

 

 

 

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Fin dal 1600 i principi di Montemiletto esercitarono nella Raronia di Serra e nei feudi di Pratola e Manocalzati i loro diritti feudali, soprattutto attraverso gli erari baronali, i quali erano preposti alla riscossione di censi e fitti di tutte le proprietà dei Tocco.

Furono erari, alla fine del 1700, nella Baronia di Serra e nei feudi di Pratola e Manocalzati, D. Piscopo (1763-67), P. Alfieri (1773-74), Nicola Sellitto (1775-78), A. Sellitto (1781-83), Stefano Petrillo (1788-90), G. Piscopo (1791-96).

In questi ultimi anni l'esazione dei censi e dei fitti nella Baronia di Serra ed in altri feudi divenne difficoltosa, perché la maggior parte dei cittadini si rifiutava di pagare e gli erari baronali, per effettuare l'esazione, si facevano accompagnare da gendarmi a pagamento.

Nel 1799 il principe Tocco aderisce alla Repubblica Partenopea ed entra a far parte della Municipalità della città di Napoli, ma con la caduta della Repubblica viene imprigionato.

La nostra Provincia di Principato Ultra, chiamata anche Provincia di Montefusco, durante la Repubblica venne aggregata al Dipartimento del Volturno e dell'Ofanto. Il Dipartimento del Volturno fu diviso in Cantoni; del Cantone di Avellino facevano parte le Municipalità di Avellino, Pratola e Serra, Candida, ecc.

Alla Baronia di Serra, con i feudi di Pratola e Manocalzati ed altri, fu preposto, da Gaetano Ferrante, amministratore generale dei beni dei rei di Stato, Simone de Indaco, regio proamministratore per tutto il periodo di detenzione e allontanamento dei Tocco.

Al ritorno dei Francesi, con Giuseppe Bonaparte, venne posta fine all'Università del Castello di Serra, che comprendeva da antico tempo la maggior parte del casale di Pratola; ma finiva anche il predominio dell'Università di Montefalcione sulla restante parte del casale di Pratola.

Giuseppe Bonaparte il 19 gennaio 1807, nell'ordinare la nuova circoscrizione, dove a capoluogo della Provincia di Principato Ultra rimaneva ancora Montefusco, costituisce dei nuovi Comuni e tra questi c'è Pratola. Serra, quindi, con il suo territorio forma un Comune, e Pratola, con il territorio tolto in parte a Serra e in parte a Montefalcione, ne forma un altro. Altri antichi Comuni, come S. Barbato e Montaperto, vengono riconfermati. Gli atti emessi dal Comune portano l'indicazione di Pratola, quindi i due Comuni di Serra e Pratola di fatto erano già unificati e i rappresentanti dei due capoluoghi, di comune accordo, scelsero Pratola come sede degli uffici comunali.

Il nuovo Comune si chiamò "Comune di Serra e sua pertinenza di Pratola in P.U.". Il nuovo sigillo, posto sugli atti fino al 1810 dal sindaco Giacomo Paoliello, non è più quello antico con banda e una stella e la scritta "Serra", ma con due stelle.

Il 4 maggio 1811 il nuovo rè delle Due Sicilie Gioacchino Murat ridisegna le Provincie del Regno:

capoluogo della Provincia di Principato Ultra è Avellino, mentre i due Comuni di Serra e Pratola vengono ufficialmente riuniti in una unità territoriale- Altri Comuni, come Tufo e Torrione, che erano uniti, in questo periodo furono divisi.

Il sigillo posto sugli atti dal nuovo sindaco. Carmino di Fabrizio, nel 1811, porta la scritta "Comune di Serra e sua pertinenza di Pratola in P.U.", con al centro l'aquila napoleonica.

L'atto di nascita dell'unione di questi due Comuni fu definito davanti all'intendente della Provincia, Giacomo Mazas. Innanzi a questi, il 22 luglio 1812, il Comune di Pratola e Serra, rappresentato da Giuseppe Piscopo e Cannine Garzone, e il Comune di Montefalcione, rappresentato da Nicola Girone e Bartolomeo Baldassarre, ottenevano lo scioglimento della promiscuità fra loro. La ratifica dell'atto fu fatta in Montefalcione, in ,una seduta congiunta dei Decurionati di Montefalcione e di Serra e Pratola, il 31 luglio 1812. Lo scioglimento della promiscuità per quel che riguarda l'amministrazione civile comincerà dal 15 agosto 1812, mentre l'assegnazione dei 51,66 ducati annui per la quota dei beni demaniali che spettavano a Pratola e Serra da parte del Comune di Montefalcione decorrerà dal 1° gennaio 1813. Infine, tra l'altro, si ristabilisce che la linea di separazione dei due Comuni di Montefalcione e Serra e Pratola sarà quella della giurisdizione ecclesiastica esistente.

La nuova amministrazione si chiamerà ufficialmente (come dovrebbe chiamarsi tuttora) "Comuni Riuniti di Pratola e Serra in P.U.", come si ricava dai sigilli posti negli atti del 1815, risalenti ancora al periodo napoleonico, i quali riportano al centro l'aquila imperiale. Caduto Gioacchino Murat, il sigillo dei "Comuni Riuniti di Pratola e Serra in P.U." conserva la scritta, ma l'aquila imperiale al centro viene sostituita dallo stemma borbonico. In seguito l'amministrazione si chiamerà soltanto "Comune di Pratola e Serra".

Con la legge abrogativa della feudalità del 2 agosto 1806 solo alcuni dei diritti furono realmente aboliti, mentre la riscossione di certe gabelle sul vino, sulla frutta, sugli animali da macello, ecc., dal feudatario passò al Comune, che, a sua volta, l'affittava a dei nuovi appaltatori, che furono detti

daziar!. In sostanza, l'unico grande risultato fu quello di aver trasferito tali entrate dalle casse del feudatario alle casse del Comune, ma il cittadino era comunque obbligato a pagare sempre di più, con un sistema di fisco non imposto dal barone, ma condizionato da novelli baroni (industriali e imprenditori)

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Ultimo aggiornamento: 30-03-08

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