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il periodo normanno

 

 

        V I D E O

 

 

 

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Agli inizi del secolo XI, con i nuovi invasori normanni, avvenne la divisione del Gastaldato di Avellino in due parti. Nella parte orientale della Contea, cioè in Montaperto, Candida, Castel di Serra, S. Barbato, Atripalda ecc., oltre al nome del conte Tassone appare, come signore feudale, anche quello di Ivone, figlio del normanno Roberto Iacono e della longobarda Aloara. Umberto de Serra, figlio di Ivone, ebbe la metà del Castello di Atripalda, con un vastissimo territorio che andava fino a Pratola e comprendeva Radicazzo (S. Potito), Loco Malecalbiati (Manocalzati), Salsa(Pozzo del sale) e Pratola. Inoltre, si chiamò "de Serra" perché questo Castello era il centro dei suoi feudi.

Il Castello di Serra in questi anni forniva ai duchi di Puglia in tempo di guerra tré cavalieri e tre fanti. Nel 1131 il Castello di Serra fu ereditato da Ugo, figlio di Raone; infatti un documento dell'epoca attesta che "Ugo, per grazia di Dio signore del Castello di Serra e figlio del signor Raone dona a Montevergine delle terre situate nel suo feudo di Radicazzo". L'atto è sottoscritto dal barone e riporta a conferma anche i nomi dei suoi militi o cavalieri, quali Perrone e Giovanni, e quelli dei sacerdoti Orso e Rolegrino, che rappresentavano la classe dirigente del Castello. Questo, come lo vediamo oggi, si eleva a forma poligonale, con appena due torri quasi intere, una alle spalle del luogo detto "la Guardia", dove sono ancora i segni della Porta della Terra, l'altra, che s'innalza su delle rocce a ridosso della casa canonica, si affaccia sulla piazza del Tiglio.

Le costruzioni esistenti nella parte alta dell'abitato e quelle fatte nel piano separano la parte antica di Serra, che il popolo indica ancora con il nome di "Castello", dall'altra nuova, detta "Piazza", che ne rappresenta il sobborgo.

Dopo il 1147, regnando sempre Ruggiero, il barone Pietro de Serra dichiara di possedere il Castello di Serra e di fornire in tempo di guerra sei militi e sei fanti. Il milite era un'unità di misura che al feudatario assicurava venti onee d'oro di rendita.

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Ultimo aggiornamento: 30-03-08

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