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II territorio durante l'Impero Romano ricadeva nella Civitas
Abellini, colonia Livia Augusta Alexandrina Abellinatium, iscritta alla tribù
Galeria. La popolazione era sostanzialmente contadina, lo sfruttamento agricolo
veniva effettuato in grandi
villae
con salariati e servi. È un dato certo la presenza di ville sulle alture di
Serra, nel territorio di Pratola, in Montefalcione, al di là del Vallone di
Serra nella località Boschi Grandi e sulle colline di Prata; le attività
prevalenti erano soprattutto la produzione dei cereali e l'allevamento. Il
territorio del Castello di Serra era solcato da un'importante arteria secondaria
dell'Appia, l'Abellinum-Beneventum, che all'altezza della villa di Pratola
formava un trivio (come tuttora) con l'altra arteria, l'Abellinum-Aeclanum. Gli
ultimi ritrovamenti presso l'Alfa-Nissan, nella Piana di Serra, hanno portato
alla luce un insediamento sannitico con relativa necropoli e, lungo la via
Abellinum-Beneventum, un acquedotto romano, che da Serino portava le acque a
Benevento. Il sistema produttivo di queste ville in Serra, Pratola, Prata,
Montaperto, Montefalcione, ecc., è durato dalla caduta dell'Impero Romano e per
tutto il periodo barbarico fino al Mille, anche se sotto diversa denominazione.
Infatti i Longobardi trasformarono le fattorie romane in numerose
curtes,
fattorie di più modeste dimensioni, che utilizzarono come manodopera soprattutto
Romani ridotti allo stato servile. Alla fine del VII ed all'inizio delI'VIII
secolo d.C. i Longobardi e le popolazioni indigene si convertirono al
Cristianesimo per opera dei vescovi di Benevento, Barbato e Davide, e dell'abate
Autperto. Nello stesso tempo i duchi longobardi di Benevento, Romualdo ed
Arechi, con notevoli donazioni fatte al clero, offrirono i mezzi materiali per
l'opera di conversione. Molte contrade del Ducato longobardo di Benevento di
origine romana e pagana furono trasformate totalmente o parzialmente ed ebbero
nomi di santi, come S. Paolina, S. Martino, S. Angelo a Marco Pio, S. Maria a
Toro; altre contrade sorsero ex novo o si insediarono su strutture
romano-barbariche, come Montaperto per opera dell'abate Autperto, S. Barbato per
opera del vescovo Barbato di Benevento, S. Angelo dei Lombardi, ecc.
Il Castello di Serra, sorto come centro non solo di difesa, ma anche di dimora
di gruppi romano-barbarici, come tante altre località del Ducato longobardo, fu
donato al clero nei secoli VII-VIII. Uno dei primi documenti a nome
dell'imperatore Corrado di Germania ci conferma l'antica sudditanza del Castello
di Serra al Monastero di S. Sofia di Benevento; un altro documento, risalente
all'anno 1038, riguarda Manocalzati, che qualche anno dopo, con le infiltrazioni
normanne nel Principato di Benevento, fu staccata dal territorio di Avellino e
aggregata, in qualità di subfeudo, al Castello di Serra. Il suddetto documento è
un contratto nuziale, il quale dice che il clerico Amato, figlio di Sellitto,
abitante di Manocalzati, alla sua fresca sposa Gemma concede non solo il
Morgengabe (dono nuziale di beni stabili), ma anche il "meffio" (dono in
denari); il matrimonio viene contratto in nome dei signori Pandolfo e suo figlio
Landolfo, principi di Benevento.
Da un documento risalente all'anno 1045, scritto dal notaio Tasselgardo nel
Castello di Serra, sotto i principi longobardi di Benevento Pandolfo III e suo
figlio Landolfo VI, si conoscono pochi personaggi della Serra longobarda:
Giovanni, figlio di Graziano, Diletto, figlio di Mari, il conte Giovanni e il
conte Adalferio, possessori di fondi tra il Castello di Serra, Candida, Prata e
Montaperto. Da esso si deduce senza dubbio che il Castello di Serra, Candida,
Prata e Montaperto erano compresi nel Principato longobardo di Benevento e che i
gastaldi o conti Adalferio e Giovanni erano signori di questi luoghi. La
pergamena porta in calce le firme di due autorità della Serra longobarda, il
presbiterio Amato e Mari, che erano probabilmente vicedomini del Castello di
Serra.
Serra, che ebbe un castrum, prima e durante il periodo longobardo, acquista una
notevole importanza: la presenza di un castello è indice di vita e segno della
presenza di signori, di sudditi e di servi.
Il nucleo originario di Serra, sorto nel Basso Impero attorno ad una torre di
guardia, ad un romano castrum o nei pressi di una villa, durante le invasioni
barbariche andò sempre più rinvigorendosi per opera degli scampati dei villaggi
vicini. Anche in altre località vicine si andarono organizzando le curtes, dove
risiedevano i servi e i liberti dei proprietari longobardi, appartenenti alla
classe degli "arimanni"; a poco a poco i proprietari delle curtes sparse tra
Manocalzati, Pratola e S. Michele si concentrarono e, per iniziativa del gruppo
arimanno, si formò la nuova classe dirigente nel Castello di Serra e in tutte le
terre soggette ai Longobardi. |
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