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Per
quanto riguarda l’industria, già in crisi e ulteriormente aggravata
dall’accentuarsi della concorrenza settentrionale, ci fu la chiusura di
importanti strutture, come le ferriere e le ramiere del marchese Imperiale di
Atripalda e la famosa filanda Turner di Pianodardine. Non servì a molto la
decisione di costruire, nel 1882, la stazione ferroviaria di Avellino in
periferia, per conciliare anche gli interessi di Atripalda, né la successiva
realizzazione nel 1895 della linea Avellino-Rocchetta S. Antonio.
L’industria moderna in Irpinia si affermò solo con la scoperta
delle miniere di zolfo di Tufo e di Altavilla, il cui sfruttamento fu avviato
tra il 1867 e il 1870 ad opera delle famiglie Di Marzo e Capone e si avvalse
notevolmente della linea ferroviaria per Benevento.
Non mancarono in quegli anni i terremoti (1885 e 1897), le
epidemie (1868 e 1873) e le alluvioni (la più disastrosa fu quella del 1878)
Si rileva in quegli anni la morte
del sessantunenne sac. don Antonio
Iannaco (23 febbraio 1888) e
dell’ottantenne sagrestano Raffaele Iannaco (10 gennaio 1893). Il 2 maggio 1896
morì il parroco don
Alfonso Semenza, al quale successe,
dal gennaio dell’anno dopo, don Vincenzo Viviani, il popolare abate che resse la
parrocchia di Pratola fino al 1937.
Crisi economica e disastri naturali diedero il via alla tragedia
nazionale dell’emigrazione, che coinvolse soprattutto le popolazioni del Sud e
si rivelò, nella nostra provincia, un fenomeno dalle proporzioni enormi: dal
1876 al 1915 ben 284.881 irpini emigrarono oltreoceano o in Europa. Anche
Pratola Serra vide partire intere famiglie e tanti giovani attratti da migliori
prospettive di vita in terra straniera. L’esodo di fine Ottocento e di inizio
del nuovo secolo colpì particolarmente Serra da cui, negli anni dal 1870 al
1930, il flusso migratorio si portò via circa il 50% della popolazione.
Il
secolo si concluse con due attentati mortali portati a capi di Stato da
anarchici italiani. Nel 1894 il presidente della Repubblica francese Sadi Carnot
veniva ammazzato a Parigi da Sante Caserio; il 29 luglio 1900 Gaetano Bresci
uccideva a Monza il re Umberto I, al quale successe il figlio Vittorio Emanuele
III, che regnerà per 46 anni e porterà la monarchia sabauda alla sua estinzione.
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