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cavallo tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento nei Comuni Riuniti
di Pratola e Serra emergono nuove famiglie per beni che avevano a censo o in
fìtto. Erano agiati massari i Musto, i Pece, i Capone, i Sellitto, i Piscopo, i
Cavallone, gli Alfieri, i Bavaro, i Santoro, nonché i Silvestre, i De Palma, i
Freda, i Guida, i Marano, i Dragonetti, gli Evangelista, i De Cicco, i Garzone,
i Di Donato ecc., tutti possessori di decine di tomoli di terreno che lavoravano
in proprio. Assistiamo anche alla nascita di un certo ceto di proprietari
terrieri e imprenditori tra Serra e Pratola, come i Giordano, notai e
imprenditori, i Rotondi e gli lennaco, imprenditori di varie attività, e gli
Ambrosone, i Di Fabrizio, gli Acone, i Piscopo, proprietari terrieri.
Alcune di queste famiglie, prima del 1800 e soprattutto durante il periodo
napoleonico, sia per l'assenza della famiglia Tocco, sia per i torbidi del
tempo, si impossessarono, senza titolo, di molti beni, quasi tutti feudali, che
erano detenuti precedentemente da tanti piccoli censuari del luogo. Cosicché
quello che era stato quasi un diritto all'usurpazione dei beni demaniali da
parte dei baroni durante il periodo del feudalesimo ora diveniva una,
prerogativa dei borghesi rurali. Agli eredi del principe di Montemiletto, per
tutti i beni dati a censo o a canone fisso e posseduti "per la maggior parte
sfomiti di titolo e quasi per intero in arretrato da più anni con qualche
eccezione", la riscossione riuscì impossibile per il rifiuto dei creditori
"caviliosi e malintenzionati". La duchessa di Regina, erede dei Tocco, pose il
sequestro su queste proprietà per 139 ducati e il 15 maggio 1835 si procedette
alla relativa espropriazione sui canoni posti sui fondi rustici denominati
Pezze, Pioppeto con edifici, sulle piante di case vicino alla Taverna della
Capanna, sull'Orto stesso, nel luogo detto "la Strada Consolare", sul fondo
Bosco della Cardogneta, su alcune case nel Castello di Serra, sul territorio
detto "Macchie della Palata", sugli Orti del Piano, sul territorio del Boschetto
(Serra), sui territori chiamati Minutolo, lufara, Scavaioli ecc. Prima, tutti i cittadini (cioè i capifamiglia) eleggevano il sindaco e i rappresentanti dell'Università senza tener conto del censo o del reddito; ma da questo periodo (1806) ad ascendere alle cariche pubbliche furono solo una decina di famiglie, le sole che avevano un reddito di 24 ducati, in quanto il Comune di Pratola e Serra era inferiore a 3.000 abitanti. Così si era instaurata nei nostri Comuni una specie di oligarchia , durata per tutto il periodo borbonico e per parte di quello sabaudo, la quale deteneva il potere civile ed economico. La lotta contro il barone era finita tristemente, in quanto i contadini, possidenti o non, ma che comunque non raggiungevano un determinato reddito (ed erano il 90% degli abitanti) avevano perso il diritto di servirsi dell'amministrazione, di partecipare alla vita pubblica per far sentire le proprie istanze. Questa massa, privata delle terre pubbliche, dei pascoli e dei diritti amministrativi, diventava suddita della borghesia rurale ed imprenditoriale (i Piscopo, i Rotondi, gli Iennaco ecc.) emersa con le innovazioni napoleoniche. |
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