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la chiesa dell'addolorata

 

 

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Casella di testo: La Chiesa dell’Addolorata- fine ‘800 
                                                    

 L'anno 1762 segna una data importante per la storia del casale di Pratola. Lo sviluppo commerciale e abitativo, che portava a Pratola vetturali, facchini, vetrai, contadini e molinari, causò “fin dalla metà del Settecento attenzioni e apprensioni nelle autorità ecclesiastiche che, non dimentiche delle vetuste chiese disperse nelle campagne a ristoro di gente abbando-nata altrimenti a se stessa,... spingevano i Tocco a ben altro che il sem-plice ricavo di danaro. Quegli uomini, in mancanza di aule in situ, erano costretti ogni Domenica a recarsi a Montefalcione per ascoltare la messa e per i vari adempimenti sacri. Bisognava attraversare i boschi delle Cardognete a S. Michele, della Nocelleta e dei Galli... per molte istanze quali le faccende amministrative e burocratiche, dal momento che Pratola era casale di Montefalcione”.

Appunto nel 1762 iniziarono i lavori di costruzione della nuova chiesa parrocchiale sotto il titolo di Maria SS. Addolorata, insistentemente voluta dal principe Leonardo, che già nel 1756 aveva ricevuto l'approvazione del re Carlo III di Borbone. L'arcivescovo di Benevento siCasella di testo: La Chiesa dell’Addolorata interno
era deciso a concedere l’autorizzazione a far costruire una nuova chiesa, poiché si era reso conto, durante le visite pastorali, “della mancanza della Spiritual coltura in detto sito di Pratola”. Narra nella sua Istoria il notaio Piscopo: «poicché la suddetta piccola Chiesa (quella di S. Anna), alla parte di sotto la strada, non era capiente dal numero delle anime già aumentate, lo stesso Signor Principe Don Leonardo V di Tocco si benignò, dove prima era la Vetriera alla parte di sopra la strada, edificare di proprio danaro la Chiesa sotto il titolo della Vergine Maria Dolorata, corredandola di tutti gli arredi sagri e ricchi suppellettili... La quale Chiesa fu principiata nel 1762, e consagrata nel 1772 dal cardinale di Benevento, per essere piantata nel tenimento della sua Diocesi».

La consacrazione solenne, fatta dall’Arcivescovo mons. Giovanni Battista Colombini, avvenne il 28 maggio, anche se alcuni lavori erano ancora in corso. La chiesa fu completata agli inizi del 1773; il costo complessivo risultò di 13 mila ducati.

C’è da ricordare che l’arciprete di Montefalcione, don Pellegrino de Pellegrini, si oppose inutilmente allo smembramento della sua parrocchia con appello presentato al re Ferdinando IV di Borbone.

   L’anno dopo, il 20 aprile, veniva immesso nel legittimo possesso della chiesa parrocchiale di Pratola il rev. don Antonio Paoliello, «della terra di Prata». Nel rògito che precisava i confini della parrocchia, steso dal notaio Ianovario Ardone di Montefusco, si nota che la chiesa siCasella di testo: La deposizione
Particolare della facciata
presentava «nella forma la più splendida e la più decorosa che si possi immagina­re».

   Riportiamo la descrizione che, nella sua pregevole monografia sulla Parrocchia di Pratola Serra, fa del nuovo sacro edificio mons. Giovanni Giordano “Anticipata da larghi gradini, de­limitati da due colonnette di pie­tra d'intaglio di figura rotonda (chi non ricorda anco­ra gli scomparsi «pillieri»?), la chiesa tiene la sua entrata dalla parte di occidente verso la Strada Reale per mezzo di una porta, costruita di pietra d'intaglio ben scolpi­ta con cartocci sopra ed ai lati, sormontata da una lapide comme­morativa in latino «su cui imposta­no, in dovuto risalto, le armi di detto Eccellentissimo Signor Principe scolpite in una pietra bianca di marmo fino», solcate dal mot­to araldico «si qua fata sinant» riecheggiante classiche visioni esistenziali. La facciata si presenta col campanile a sinistra, «su del quale vi sono appese due campane di metallo, una mezzana e l'altra piccola», e la comoda casa ca­nonica a destra. L'interno rice­ve «lume ed aria da sette fenestre di figura ovata», ed è improntato a semplicità: una sola navata…movimentata da elementi stilistici barocchi: capitelli corinzi, angeli, «cornicioni, archi ed altri diversi lavori di stucco…cornici e raggi di gesso»…«Li pavimenti sono di mattoni…sotto questo pavimento sono le tre se­polture fatte a lammia forte: la prima, che è quella avanti la porta è per li Vergini, la seconda, che è quella di mezzo, per le donne, la terza, che sta prima di giungere al Coro, è per gli uomini e Sacerdoti»”.“Lungo l’aula, oltre a un prezioso battistero e alle acquasantiere a conchiglia,… due sole cappelle: la cappella dedicata a S. Anna e quella in onore della Vergine del Rosario. La prima è a sinistra, chiusa da una balaustra con un cancello recante le armi dei di Tocco: sull’altare della cappella, di marmi pregiati, campeggia una tela rappresentante S. Anna, S. Gioacchino e la Madonna illuminati dai raggi dello Spirito Santo; di fronte la seconda cappella, che sarà poi completata nel 1777, destinata ad accogliere una statua della Vergine Santissima del Rosario ...la statua che per tanti anni fu poi sull'unico altare dell'orato­rio della Confraternita del Rosario costruito nel 1850 sui resti del­la fatiscente Chiesa di S. Anna”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Casella di testo: S. Anna

 

Casella di testo: La Madonna delle Grazie

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Ultimo aggiornamento: 30-03-08

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