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L'anno 1762 segna una data
importante per la storia del casale di Pratola. Lo sviluppo commerciale e
abitativo, che portava a Pratola vetturali, facchini, vetrai, contadini e
molinari,
causò “fin
dalla metà del Settecento attenzioni e apprensioni nelle autorità ecclesiastiche
che, non dimentiche delle vetuste chiese disperse nelle campagne a ristoro di
gente abbando-nata altrimenti a se stessa,... spingevano i Tocco a ben altro che
il sem-plice ricavo di danaro. Quegli uomini, in mancanza di aule in situ, erano
costretti ogni Domenica a recarsi a Montefalcione per ascoltare la messa e per i
vari adempimenti sacri. Bisognava attraversare i boschi delle Cardognete a S.
Michele, della Nocelleta e dei Galli... per molte istanze quali le faccende amministrative e
burocratiche, dal momento che Pratola era casale di Montefalcione”.
Appunto nel 1762 iniziarono i
lavori di costruzione della nuova chiesa parrocchiale sotto il titolo di Maria
SS. Addolorata, insistentemente voluta dal principe Leonardo, che già nel 1756
aveva ricevuto l'approvazione del re Carlo III di Borbone. L'arcivescovo di
Benevento si La consacrazione solenne, fatta dall’Arcivescovo mons. Giovanni Battista Colombini, avvenne il 28 maggio, anche se alcuni lavori erano ancora in corso. La chiesa fu completata agli inizi del 1773; il costo complessivo risultò di 13 mila ducati. C’è da ricordare che l’arciprete di Montefalcione, don Pellegrino de Pellegrini, si oppose inutilmente allo smembramento della sua parrocchia con appello presentato al re Ferdinando IV di Borbone.
L’anno dopo, il 20 aprile,
veniva immesso nel legittimo possesso della chiesa parrocchiale di Pratola il
rev. don Antonio Paoliello, «della
terra di Prata». Nel
rògito che precisava i confini della parrocchia, steso dal notaio Ianovario
Ardone di Montefusco, si nota che la chiesa si Riportiamo la descrizione che, nella sua pregevole monografia sulla Parrocchia di Pratola Serra, fa del nuovo sacro edificio mons. Giovanni Giordano “Anticipata da larghi gradini, delimitati da due colonnette di pietra d'intaglio di figura rotonda (chi non ricorda ancora gli scomparsi «pillieri»?), la chiesa tiene la sua entrata dalla parte di occidente verso la Strada Reale per mezzo di una porta, costruita di pietra d'intaglio ben scolpita con cartocci sopra ed ai lati, sormontata da una lapide commemorativa in latino «su cui impostano, in dovuto risalto, le armi di detto Eccellentissimo Signor Principe scolpite in una pietra bianca di marmo fino», solcate dal motto araldico «si qua fata sinant» riecheggiante classiche visioni esistenziali. La facciata si presenta col campanile a sinistra, «su del quale vi sono appese due campane di metallo, una mezzana e l'altra piccola», e la comoda casa canonica a destra. L'interno riceve «lume ed aria da sette fenestre di figura ovata», ed è improntato a semplicità: una sola navata…movimentata da elementi stilistici barocchi: capitelli corinzi, angeli, «cornicioni, archi ed altri diversi lavori di stucco…cornici e raggi di gesso»…«Li pavimenti sono di mattoni…sotto questo pavimento sono le tre sepolture fatte a lammia forte: la prima, che è quella avanti la porta è per li Vergini, la seconda, che è quella di mezzo, per le donne, la terza, che sta prima di giungere al Coro, è per gli uomini e Sacerdoti»”.“Lungo l’aula, oltre a un prezioso battistero e alle acquasantiere a conchiglia,… due sole cappelle: la cappella dedicata a S. Anna e quella in onore della Vergine del Rosario. La prima è a sinistra, chiusa da una balaustra con un cancello recante le armi dei di Tocco: sull’altare della cappella, di marmi pregiati, campeggia una tela rappresentante S. Anna, S. Gioacchino e la Madonna illuminati dai raggi dello Spirito Santo; di fronte la seconda cappella, che sarà poi completata nel 1777, destinata ad accogliere una statua della Vergine Santissima del Rosario ...la statua che per tanti anni fu poi sull'unico altare dell'oratorio della Confraternita del Rosario costruito nel 1850 sui resti della fatiscente Chiesa di S. Anna”.
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