23 Novembre 1980 - 23 Novembre 2010 .....
Un terremoto infinito

Cento secondi che sconvolsero la vita di
milioni di persone. Nulla fu più come prima. Faceva insolitamente caldo
quel 23 novembre, una domenica sera. Sandro Pertini sedeva al Quirinale,
Arnaldo Forlani guidava il governo con Virginio Rognoni al Viminale.
Antonio Gava era ministro per i rapporti col Parlamento. Un'Italia in
bianco e nero, la tv a colori un privilegio. Per cento secondi tremarono
l'Irpinia e la Basilicata, l'alto Sele e il corpaccione malandato di
Napoli con la provincia vesuviana. Furono rasi al suolo i "presepi"
dell'Appennino e i casermoni malfatti delle periferie.
Una tragedia immane, subito evidente agli occhi dei cronisti partiti
nella notte per paesi sconosciuti. Solo a Roma non capirono, la
Protezione civile sarebbe nata dopo, figlia di quelle macerie e di amare
polemiche.
"Fate presto" titolò 'Il Mattino'. Il sisma dell'80 distrusse vite,
alterò la geografia dei luoghi, stravolse modelli sociali, suscitò
ingenue speranze, produsse laceranti delusioni.
Furono i giorni del volontariato, gli "angeli" del terremoto; centinaia,
migliaia di giovani accorsero dal Nord nel profondo Sud per fare quel
che lo Stato italiano non era in grado di dare. Forse, fu l'ultima
grande mobilitazione spontanea, a cui si aggregarono le istituzioni, nel
nome dell'unità tra Nord e Sud.
Poi sopraggiunse il grande gelo del dopoterremoto, la madre di tutte le
corruttele. A Napoli, più che in Irpinia. Fu un perverso intreccio di
affari e politica, cementato dall'enorme flusso di danaro pubblico che
si riversò in Campania sull'onda dell'emozione nazionale. Sessantamila
miliardi, e non sono bastati. E una commissione parlamentare
d'inchiesta, presieduta da Scalfaro, per tramandare agli storici fatti e
misfatti di un decennio. Impropriamente l'affaire fu battezzato "Irpiniagate",
perché il grande business correva invero sull'asse Napoli-Roma.
Il dopo-terremoto non è stato solo il saccheggio delle ricchezze
collettive e la devastazione del territorio, è stato anche un doloroso
cancro delle coscienze. Il risentimento razzista del leghismo nordista
ha trovato argomenti e giustificazioni proprio dalle immagini della
"ricostruzione tradita" e dalle frustrazioni di un Nord che ha la
sensazione di dissanguarsi per finanziare un "Meridione di incapaci,
imbroglioni, sfaticati" e, quindi, camorristi. Non c'è tribunale penale
che potrà mai irrogare la pena adeguata per un danno così grande
arrecato alla convivenza civile e al sentimento di appartenenza di una
Nazione.
A distanza di trenta anni, alle 19,34, l'ora della scossa mortale,
qualcuno si fermerà un attimo per interrogarsi e ricordare.
Chi ha il dono della fede potrà segnarsi in memoria di tante vittime.
Ai laici il tormento per quel che andava fatto e non fu fatto.


